POLA E I CUORI MALVAGI

Dal romanzo inedito “Le figlie del Sole”

POLA E I CUORI MALVAGI

4° capitolo

Sulle rive del Moraine Lake, tra le Montagne Rocciose canadesi, nella bellissima Valley Of The Ten Peaks, vi è un delizioso paesino, abitato da una famiglia che custodiva un’imbarazzante segreto. La loro unica figlia, Pola, era terribilmente brutta e per quattordici anni erano riusciti a tenerla nascosta. Vi parrà strano, perché i neonati tanto piccoli e fragili sono sempre carini, anche solo per quel senso di tenerezza e dolcezza che ispirano, ma credetemi se vi dico che Pola appena venuta al mondo era veramente repellente e crescendo finì addirittura per peggiorare. Non solo suscitava ribrezzo, ma anche paura. Gli stessi genitori faticavano a guardarla.

La fortuna di questa piccola creaturina fu una finestra rimasta aperta davanti alla sua culla, proprio nel momento in cui una minuscola scheggia di sole stava furtivamente entrando in quella casa per posarsi sul suo capino. Da quel momento non sarebbe più stata solo una bambina sfortunata, bensì un essere umano molto speciale, ma lo avrebbero compreso solo molti anni più tardi.

Le prime lezioni gliele impartì la madre e successivamente imparò dal computer quanto c’era da sapere sul mondo. Per giustificare quell’isolamento le dissero che soffriva di una rara malattia che le vietava anche di sottoporsi ai raggi del sole, onde evitare che si affacciasse alle finestre o potesse uscire.

Pola, che non si era mai vista allo specchio, era cresciuta nell’oscurità come fosse la cosa più naturale del mondo, ma attraverso il computer riuscì a comprendere che – al di fuori della sua casa – vi era un mondo di luce, dove le persone potevano guardarsi in viso, amarsi e parlarsi. Aveva visto che poco distante dalla sua casa vi era un paesaggio meraviglioso, con montagne e animali. Da quel momento il suo desiderio di vedere con i propri occhi quelle meraviglie crebbe a dismisura. Quando divenne maggiorenne espresse ai genitori l’edonistica velleità di uscire – a dispetto della sua malattia – con le dovute precauzioni, magari di notte. Dopo tanti anni di segregazione era giunto il momento di fuggire da quella prigione, con o senza il loro permesso.

I genitori disperati per quello che le sarebbe potuto accadere, decisero di impegnare tutte le loro risorse nella ricerca di una soluzione. Sapevano di un luogo – molto lontano – dove le donne uscivano coperte da capo a piedi, mostrando solo gli occhi. Essendo l’unica parte del corpo che si poteva guardare, senza esserne inorriditi, presero presto la decisione che quello era l’unico paese sulla faccia della terra, dove nessuno si sarebbe accorto di quanto era brutta la loro figlia.

Felicissima, Pola non faceva che chiedere la data e l’ora in cui sarebbero partiti. I genitori, inizialmente titubanti, cercarono di tergiversare per acquistare tempo finché, mossi dal desiderio di vedere la loro unica figlia finalmente libera e felice, stabilirono una data. Misero insieme gli ultimi risparmi rimasti e si trasferirono non senza angosce, cercando di convincersi a vicenda, di aver davvero trovato il luogo giusto per loro.

Una volta raggiunto il tanto agognato paese, non fu facile inserirsi nella comunità. Erano tutti assai diffidenti riguardo gli stranieri. I primi tempi vennero studiati con diffidenza, ma le loro maniere caute e garbate, il modo di vestire umile e tanto simile, il fatto che cercavano in tutti i modi di uniformarsi alle loro usanze, li fece prendere in benvolere. Alla fine, i genitori di Pola si sentirono accolti con maggior rispetto di quanto non avessero mai fatto nel loro luogo di origine. Liberi di mostrare la figlia in pubblico, tanto non la poteva vedere nessuno, per quello che era, si sentirono quasi come tutti gli altri, non fosse stato che per quel senso di mancamento che li invadeva al vederla fuori dalle mura domestiche. Il timore assurdo che la veste potesse dissolversi scoprendo il suo vero aspetto era ancora un angoscioso tormento della loro mente. Quando arrivarono quasi ad abituarsi, furono assaliti da altri dubbi e desideri.

«Adesso dobbiamo trovarle un marito.» Si azzardò a dire la madre di Pola. «Non vivremo per sempre. I nostri risparmi sono quasi finiti, come possiamo pensare che abbia di che sopravvivere, una volta che noi non ci saremo più. Non ha nemmeno imparato un mestiere

In quella terra, non era previsto che le donne lavorassero. Erano davvero molto preoccupati. Provarono a cercarle uno sposo, ma nessuno voleva prendere in moglie Pola, poiché era comunque una straniera, finché non la indirizzarono verso un giovane di buona famiglia che desiderava accasarsi. L’unico problema era che tutte le sue mogli, erano morte prematuramente. L’idea di un Barbablù orientale, li fece desistere, fin tanto che non vedendo altre soluzioni, a malincuore accettarono quella prospettiva.

«Forse è solo un giovane sfortunato come noi.» azzardò il padre di Pola «Se è vero che muoiono tutte le sue mogli, io sono sicuro che nel nostro caso sia più facile il contrario. Quando le vedrà il volto potrebbe morire lui dalla paura. A lei rimarrà il suo capitale e almeno non morirà di fame.»

«Ma dovrà vederla solo quando saranno sposati.» replicò ansiosamente la moglie.

Non era certo una bella cosa da pensare, ma se la dissero ugualmente e forti del fatto che fosse l’unico modo che avevano a disposizione per salvare la figlia, si misero a frequentare la famiglia di quell’unico inquietante pretendente. Il ragazzo era piuttosto strafottente e maleducato. Altezzoso e pieno di sé. Sua madre poi, era davvero insopportabile, non faceva che parlare delle doti del figlio, di quanto fosse bravo, bello e ricco. Al contrario, loro non potevano vantare nulla.

Quando decisero che era arrivato il momento di farli conoscere, Pola era davvero emozionata. I genitori le raccomandarono di non togliersi mai la copertura e di non parlare troppo, perché anche la sua voce non era gran che bella. La istruirono a dire solo sì oppure no, preferendo addirittura un solo cenno del capo.

«Sai cara, qui è usanza che le donne non parlino troppo e noi vogliamo che tu faccia bella figura. Vedrai che bel ragazzo e che bella casa. L’importante è che ti comporti esattamente come ti abbiamo suggerito noi.»

Pola appena vide il giovane se ne innamorò. Dopo tutto, era veramente bello. Questo suo stato d’animo non le fece notare quanto fosse però vanesio, egoista e morbosamente attratto da sé stesso, tanto che non alzò mai gli occhi verso di lei, come se davvero non gli importasse nulla della donna che avrebbe sposato. Era stato il padre a convincerlo a fare un ultimo tentativo, per sollevare la famiglia da quelle brutte dicerie sul loro conto.

Nel giro di pochi mesi vennero fissate le nozze. Pola non stava più nella pelle, non vedeva l’ora di essere una moglie. Tutti i genitori invece dell’uno come dell’altra, fremevano per l’agitazione di quello che sarebbe potuto accadere. L’unico che non sembrava darsene pensiero era il giovane narcisista, talmente egocentrico da non preoccuparsi che del suo aspetto. Era più che sicuro che nel giro di una notte, sarebbe tornato single. L’idea non lo allarmava, anzi gli piaceva quest’alone di mistero che gli conferiva, a parer suo, maggior fascino.

In accordo con tutti, le nozze non richiesero molti giorni come era solito fare in quel luogo, ma vennero celebrate di notte e in gran segreto. Per i genitori di Pola andava più che bene. Per i genitori del giovane anche, soprattutto per il padre che non voleva troppo rumore con quel matrimonio che poteva essere l’ennesimo motivo di derisione. Se la sposa non sopravviveva, avevano già predisposto tutto in modo che nessuno ne venisse a conoscenza.

Alla fine della cerimonia i due sposini vennero accompagnati in quella che doveva essere la loro futura residenza. Pola tremava all’idea di essere vista dal marito, che invece, non aveva alcuna voglia di aspettare e di fare smancerie.

Entrati nella camera nuziale Pola vide due bicchieri ricolmi di vino rosso su ogni comodino a fianco dell’enorme letto. La camicia che avrebbe dovuto indossare era da un lato, mentre il pigiama del marito dall’altro. Lo sentì sopraggiungere alle sue spalle e in un solo istante le tolse l’abito nuziale mostrando il suo corpo nudo. Dalla vergogna e dalla paura Pola prese il bicchiere di vino e lo lanciò negli occhi del suo assalitore. Afferrando l’abito da terra, si raggomitolò sotto il letto, mentre lui le urlava contro frasi che non riusciva a decifrare e tremava inorridita per quello che le stava capitando.

«Ma cosa sei? Fatti vedere!» le urlò con rabbia, cercando di afferrarla. Fu a quel punto che toccò una parte imprecisata del suo corpo per poi ritrarsi disgustato. «Che schifo! Ma cosa…?» disse vincendo la repulsione mentre la trascinava fuori «Sei un mostro… Vattene via!» replicò lui che non voleva più nemmeno guardarla.

In quel momento di grande vergogna ella percepì la bruttezza dell’uomo che aveva davanti. Andava ben oltre la sua, perché quando toccava le persone, Pola poteva vederne la loro vera natura e soprattutto far uscire il bello di ognuno. Fin dalla nascita possedeva il dono dell’addolcimento dei cuori malvagi. Nessuno se ne era mai accorto però, perché l’avevano sempre emarginata.

In quel momento Pola lo vide cambiare colore. La sua pelle divenne rossa fiammante, il suo corpo sembrava di fuoco. Un sudore appiccicoso lo stava ricoprendo e un vapore maleodorante stava invadendo l’ambiente. Spaventata da quello che stava accadendo corse verso la porta per fuggire, ma voltatasi un’ultima volta, lo vide a terra come morto. Era tornato del suo colorito roseo. Sembrava tutto passato. Si avvicinò per guardare meglio ed era così bello che non poté fare a meno di prenderlo tra le braccia e posarlo sul letto. Avvicinò le sue labbra alla guancia perché in quel momento provava una grande tenerezza. Spaventata da un suo lieve movimento corse di nuovo alla porta.

«Non so cosa mi sia accaduto, ma ti prego, resta!» le disse il marito ancora intorpidito.

«Vuoi davvero che rimanga accanto a te? Non pensi più che io sia un mostro?»

Senza voltarsi Pola spense la luce e lo raggiunse. Egli provò a prenderle una mano. Stranamente non lo ripugnava. Iniziarono a parlare e lei gli rivelò che non si era mai vista allo specchio. Lui le disse che ve n’era uno nell’anta interna dell’armadio, ma cercò di dissuaderla dal guardarsi. Pola si fece vedere assai determinata a scoprire il suo aspetto.

«Sei davvero sicura di volerlo fare? A me non importa più come sei. Mi hai liberato il cuore, ora lo sento leggero e … ti amo. Questa cosa che provo è meravigliosa. Mi sento felice, molto più di quanto non sia mai stato in vita mia

Lei insistette e lui dovette suo malgrado, accendere la luce. Non voleva però vedere il dispiacere della moglie quando si fosse trovata di fronte al suo vero aspetto, così chiuse gli occhi. Attese un grido, un pianto, ma niente. Attese ancora e alla fine si fece coraggio. Davanti a lui vi era una fanciulla bellissima, non era più la donna di prima. Guardandosi allo specchio ella aveva visto la bellezza del suo cuore e ciò che stava dentro era uscito fuori. Così come quello che stava dentro al giovane se n’era andato, così lei aveva preso il suo vero aspetto. Si corsero incontro e si amarono.

Quando la madre del giovane si recò nella loro stanza per uccidere Pola, poiché era lei, che gelosa del figlio uccideva tutte le mogli, venne toccata anch’essa dalla nuora. Tutta la malvagità che le opprimeva il cuore uscì fuori con quella strana febbre, che aveva colto anche il figlio.

Il giorno seguente venne indetta una grande festa che durò giorni e giorni. Pola riuscì a cambiare il cuore di tante persone, che rese più amabili, si aprirono le une alle altre lasciando più libertà alle mogli e alle figlie. Le donne poterono imparare dei mestieri e lavorare senza più l’obbligo di rimanere completamente coperte.

Pola divenne un’insegnate. Ogni volta che i suoi bambini si comportavano male, con una semplice carezza li correggeva prima che ogni pensiero cattivo potesse prendere piede nel loro cuore. Ogni suo allievo divenne una brava ed onesta persona, ricca d’amore, di pietà e di rispetto per tutti.

I genitori di Pola – dopo qualche tempo – tornarono al loro paese, orgogliosi di mostrare a tutti la loro bella famiglia.

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Monica Zarantonello nata a Bologna nel febbraio del 1971. Sposata nel 1991 e madre di tre figli. Ereditando dal padre la passione per i viaggi si è diplomata come operatrice turistica, mentre la radicata convinzione religiosa unita all'interesse per la psicologia e le relazioni pubbliche l'hanno indirizzata al ruolo di accompagnatrice turistica specializzata in pellegrinaggi con l'apertura di un blog. Poliedrica e volitiva si è saputa adattare anche al ruolo di decoratrice di torte e alla biscotteria. Ha lavorato diversi anni nel salone di bellezza della sua famiglia senza mai abbandonare la scrittura, che ha sempre coltivato fin da bambina. Ha pubblicato la trilogia del mistero (Il mistero dell’Eterna Giovinezza nel 2018 – Il mistero della felicità altrui nel 2019 – Mistero Donna 2020) con la casa editrice Booksprint.