CASE SUGLI ALBERI

Dal romanzo inedito “Le figlie del Sole”

CASE SUGLI ALBERI

18° capitolo

Marta, gesticolando fece capire che si era fatto tardi e dovevano mettersi in viaggio il prima possibile per trovare l’ultima prescelta. Si misero in circolo. Il leopardo si intrufolò tra le loro gambe mettendosi al centro.

«Leo, non possiamo portati con noi, bisogna che vai nella foresta.» Gli ordinò Pola, con il dito puntato, ma l’animale ormai addomesticato non voleva smetterla di leccarla e farle moine. Accoccolato ai suoi piedi nessuno sarebbe stato in grado di spostarlo.

Marta suggerì di non pensare a lui. Si concentrò sulle carte che aveva trovato nella sacca di Plutone e in particolare sull’immagine della chef Lucilla nel suo ristorante a Pak Mong. In pochi minuti riuscì a portare tutti ai margini di una foresta, che non sembrava più la precedente, ma nemmeno un ristorante.

«Ma dove siamo? Non mi sembra il luogo della fotografia. Sei sicura Marta, che sia la Repubblica Popolare Democratica del Laos?» domandò Chiara.

Marta controllando sul suo telefonino la loro posizione, le mostrò con soddisfazione dei calcoli più che corretti.

Nel frattempo Pola stava cercando di sostenere il suo gattone che come ubriaco barcollava da una parte all’altra. Aveva probabilmente guardato con troppa intensità quei circoli luminosi che apparivano durante il loro strano viaggio.

«Non dovevi starmi tanto attaccata. Ora come faremo a portarti indietro?» Pola continuava a rimproverare il suo cucciolone, poi rivolta verso le altre «Dobbiamo trovare il modo di nasconderlo da qualche parte. Non vorrei che qualcuno spaventato potesse fargli del male. Non possiamo portarlo con noi in città.»

«Posso rimanere io con te.» le disse Stella «Me ne intendo di animali e tra gli alberi mi sento più a mio agio che tra le persone. Posso proteggere te e lui.» Leo, infatti non sembrava voler lasciare Pola.

«Non vedo altra soluzione, ma non vi allontanate per nessun motivo. Torneremo il prima possibile.» Chiara proprio non ce la faceva a dare fiducia alla sorella africana e lo si vedeva dallo sguardo torvo con cui le trasmetteva ogni sua perplessità.

Al contrario Stella non voleva dare alla sorella argentina la soddisfazione di sentirsi il capo di quella spedizione e non appena le due figure in movimento scomparvero suggerì di nascondersi.

«Siamo troppo in vista qui. Andiamo dietro quegli alberi.»

«Ma Chiara ha detto… » non fece nemmeno in tempo a finire la frase che, preoccupata per essere rimasta sola si affrettò a seguirla.

Alcuni rumori inaspettati misero in allarme le ragazze. Stella coprì con una mano la bocca di Pola, per zittirla. Nello stesso istante Leo corse via come fosse stato punto da un insetto. Stella trattenne la sorella canadese fin quando non si sentì più nulla.

«Perché mi hai bloccato? Ora come lo recuperiamo? E se gli succede qualcosa?» domandò quasi in preda al panico Pola.

«Stavano passando delle persone e non potevamo rischiare di farci scoprire. Leo è sempre tornato da solo. Forse anche lui ha fame.» e le allungò alcune radici secche. Pola non capì bene dove le stava conservando e arricciando il naso, nonostante la fame fosse piuttosto evidente, rifiutò quella gentilezza tenendosi ben stretta una mano sullo stomaco. Non dovettero attendere molto che sentirono il fogliame diradarsi e il volto soddisfatto di Leo riapparve per le solite leccatine di rito.

«Sei un vero birbante! Hai idea di quanto mi hai fatto preoccupare? Poteva succederti qualcosa. Non devi più andartene in giro da solo fin tanto che non te ne diamo noi l’autorizzazione. Ora non sei più a casa tua.» disse all’animale con tono severo fermandosi poi ad ascoltare un brontolio più forte. «Il tuo stomaco è più rumoroso del mio…» disse Pola rivolta a Leo.

Stella continuava a guardare in lontananza senza prestarle la minima attenzione.

«Anche le altre avranno fame, ma probabilmente mangeranno prima di noi al ristorante di Lucilla. E’ tutta colpa tua Leo. Speriamo si ricordino di noi. Pluto ha detto che Lucilla non si è mai rifiutata di dare da mangiare agli affamati… e più affamati di noi… da queste parti, non ne vedo. Avrà sicuramente compassione. Speriamo solo si tratti della persona giusta, perché se non è lei, la nostra ricerca finisce qui. Tu credi davvero che… una che fa da mangiare possa avere qualcosa a che vedere con noi? Insomma, a me sembra molto strano…»

Fu zittita improvvisamente da un’occhiataccia di Stella che si era già stancata di sentir parlare. Non era abituata a tutte quelle chiacchiere. Pola vedendo che la sua loquacità non era gradita, si mise tranquilla a seguire la compagna senza più proferire parola, anche se mentalmente continuava a porsi mille domande. Fin quando si accorse di essere sola.

«Ma che fine ha fatto…? Stella dove sei?» Si disse Pola guardandosi intorno preoccupata.

In quel medesimo istante risuonò un colpo di fucile nell’aria. Pola riuscì a stringersi a Leo. Mentre un rumore di lotta e altri colpi di fucile vennero sparati da un imprecisato posto poco lontano da loro.

 

Chiara e Marta potevano sentire distintamente il rumore delle loro pance vuote. Forse per non pensare troppo alla fame cominciarono a scambiarsi confidenze. Marta espresse tutti i suoi dubbi sulle doti dell’ultima prescelta.  

«Anch’io sono perplessa. Penso che capiremo il suo ruolo solo una volta che parliamo con lei. Siamo arrivati. Vediamo di trovare qualcuno in grado di indirizzarci verso la sua abitazione.» disse Chiara.

Marta assentì con il capo. Fortunatamente trovarono persone in grado di parlare francese. La casa di Lucilla era posta sopra il ristorante già pieno di clienti. Si sedettero ad un tavolo e quando i loro occhi incontrarono quelli dell’ultima prescelta, di nuovo il meteorite solare si illuminò a tal punto da diventare incandescente. Con uno sguardo reciproco compresero che le informazioni ricevute erano corrette.

«Plutone aveva ragione. Guarda la roccia. E’ di certo lei l’ultima sorella.»

Anche Lucilla fu attratta da quel bagliore e avvicinatasi sentì che doveva parlare con loro. Le spiegarono la gravità della situazione e la necessità di essere unite nella ricerca del Cristal Ignis “prima che il buio inghiotta la Terra per sempre.” Queste le fatali parole che ormai risuonavano nella mente di ognuna di loro.

«Tutto quello che mi avete raccontato è molto interessante e meravigliosamente incredibile, ma io non riesco a capire a cosa posso esservi utile.» replicò perplessa Lucilla.

Si guardarono negli occhi in cerca di risposte, ma nessuna di loro aveva idea dell’utilità di quel dono, però era ovvio che se servivano tutte e cinque non potevano presentarsi al prof. Magus in quattro. Quando Lucilla sentì i loro stomaci borbottare per la fame, sorrise e portò quanto di meglio aveva in cucina.

«Sembra che le vostre pance abbiamo un’urgenza maggiore rispetto a quella di salvare il mondo. Facciamo che vi porto qualcosa dalla cucina e magari, incarto alcune pietanze anche per le vostre amiche. Per quanto riguarda il resto …»

Tornò pochi minuti dopo con un vassoio esageratamente pieno gustosissimi piatti mai visti prima.

Si sentirono un poco in colpa per non essere con le altre a condividere, ma la fame era tanta che non ci misero molto a terminare tutto e già altre vivande erano state preparate e impacchettate per essere condivise. Lucilla si rabbuiò solo quando venne loro spiegato dove si erano fermate le altre ragazze.

«Di certo non potevate saperlo ma quella è una zona piuttosto pericolosa. Il nostro paese è il più bombardato del mondo. Pensate che durante la guerra in Vietnam vennero sganciate più di due miliardi di tonnellate di esplosivo e buona parte è ancora inesploso. Quella è una delle zone a rischio. Non mi sento sicura a lasciarvi andare sole. Verrò con voi, ma appena vi sarete ritrovate io vi lascerò. Ho molto da fare qui e non penso proprio che la mia presenza possa fare la differenza. Mi spiace.»

Marta le prese entrambe per mano e le trasportò ai margini della foresta, dove avevano lasciato le altre. Lucilla rimase senza parole, non si spiegava quello spostamento, non riusciva a credere ai suoi occhi, ma Chiara la tranquillizzò.  

«Come vedi quello che ti abbiamo detto è tutto vero. Nemmeno Marta immaginava che questo suo potere potesse avere uno scopo tanto importante, eppure è così. Tutte noi siamo necessarie anche se ci sembra assurdo.» poi guardandosi intorno «Ma dove sono finite Pola e Stella? E’ impossibile che se ne siano andate. E’ certamente colpa di Stella. Dobbiamo trovarle al più presto, sono sicuramente in pericolo e non hanno nemmeno idea di quanto.»

«Venite con me seguendo i miei passi. Mi raccomando.» Lucilla si mise davanti a loro per aprire il cammino, poi voltandosi ebbe come un’illuminazione. «Forse, so dove possiamo trovarle. Ci sono persone che vivono qui vicino dentro a delle case sugli alberi. E’ un luogo turistico poco frequentato in questa zona, per ovvi motivi, ma è l’unica cosa che mi viene in mente.»

«Non sono qui in visita turistica, ma se dici che potrebbero essere sugli alberi – per quanto mi sembra strano – ci fidiamo di te.» le rispose Chiara.

Iniziarono a farsi strada a fatica tra la fitta vegetazione, rimanendo solo qualche passo indietro. Chiara continuava a borbottare che di sicuro la colpa era dell’”africana”,  non volendola quasi riconoscere come una di loro, tanto che alla fine Marta stanca, la fermò e le fece capire chiaramente che se non si fosse dimostrata più aperta, Lucilla non si sarebbe mai unita a loro. Era stato l’affetto e l’amicizia che aveva dimostrato con Pola a convincerla che quella era la scelta giusta. Continuare a parlare in quel modo di Stella, avrebbe solo reso più scettica l’ultima sorella. Quella ramanzina le fece comprendere che stava sbagliando approccio e che le obbiezioni di Marta erano più che giustificate, anche se in cuor suo continuava a provare inquietudine.

«Hai ragione Marta. Ti chiedo scusa. Ma continuo a pensare che non ci abbia detto tutto.»

Marta l’abbracciò proprio mentre Lucilla le invitava a raggiungerle perché aveva trovato il posto di cui aveva parlato poco prima. In cima a degli alberi altissimi vi erano delle vere e proprie casette di legno. Rimasero a bocca aperta con i nasi per aria, come si trattasse di un paesaggio incantato. Vedendo la loro meraviglia Lucilla disse:

«Non sapevate che nel mio paese vi sono le case sugli alberi più alte del mondo? Ora però lasciate che vada avanti io, perché questo – come vi ho detto – non è un luogo turistico, come tanti altri. Qui le persone amano la loro solitudine. Meglio che vada a sincerarmi di persona se hanno visto le vostre amiche… e un leopardo, se non ho capito male.»

Non attese risposta. Con un cipiglio strano sul viso, come non credesse molto alla storia dell’animale addomesticato, si diresse al villaggio. La videro tornare dopo pochi minuti con un’aria assente. Faticava a parlare e Chiara preoccupata, iniziò a farle domande.

«Tranquille ragazze, le ho trovate. Solo… sono meravigliata di … ma venite a vedere voi stesse.»

La seguirono ai piedi di quegli alberi che mettevano davvero paura, tanto erano alti. Incontrarono persone che sembravano uscite da un libro di fiabe, vestite con abiti pittoreschi.

«Non abbiate paura, non sono pericolosi, almeno non lo sono più. Guardate dove si trovano le vostre amiche.» Lucilla indicò un angolo del loro accampamento, dove Leo stava amabilmente giocando con alcune bambine, mentre Stella e Pola si stavano finendo un piatto di riso condito con verdure. Sedevano ridendo e scherzando a gesti, poiché quel popolo evidentemente non conosceva la loro lingua.

«Non ho mai visto questa gente comportarsi così. Credetemi. Sono sempre stati piuttosto ostili, anche con noi che viviamo a poca distanza da loro.» disse Lucilla, mentre gli presentò una specie di capo villaggio che aveva avuto modo di conoscere tanti anni prima, quando a causa di una carestia si erano avvicinati al paese e avevano anch’essi approfittato della sua generosità, per rifocillarsi.

Quando Pola e Stella videro le altre sorelle, corsero verso di loro. Stella era riuscita a fermare uno di quegli uomini che stava per sparare a Leo, mentre il tocco di Pola aveva reso quell’uomo tanto duro, buono come un agnellino.

«Febbre, puzza…?» domandò retoricamente Chiara «Solita storia insomma… »

La forza che scaturiva dal loro entusiasmo e dal loro affiatamento portò Lucilla ad accettare di unirsi alla ricerca del Cristal Ignis, anche se continuava a pensare di non essere così speciale e indispensabile come le altre. La forza più grande si era comunque dimostrata, ancora una volta quella dell’amore, dando ragione a Marta e alla sua perspicacia.

 

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Monica Zarantonello nata a Bologna nel febbraio del 1971. Sposata nel 1991 e madre di tre figli. Ereditando dal padre la passione per i viaggi si è diplomata come operatrice turistica, mentre la radicata convinzione religiosa unita all'interesse per la psicologia e le relazioni pubbliche l'hanno indirizzata al ruolo di accompagnatrice turistica specializzata in pellegrinaggi con l'apertura di un blog. Poliedrica e volitiva si è saputa adattare anche al ruolo di decoratrice di torte e alla biscotteria. Ha lavorato diversi anni nel salone di bellezza della sua famiglia senza mai abbandonare la scrittura, che ha sempre coltivato fin da bambina. Ha pubblicato la trilogia del mistero (Il mistero dell’Eterna Giovinezza nel 2018 – Il mistero della felicità altrui nel 2019 – Mistero Donna 2020) con la casa editrice Booksprint.